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Press
...e recensioni su The Sand |
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Recensione apparsa su
AMBOSS-MAG.DE
THE SAND - DEMONS OF NOONTIDE |
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Recensione apparsa su
ROCK IT Webzine
Aria di neve tra i toni dell'alba, nuvole piene e basse e scure viaggiano lungo un cielo metallo, sapori notturni tra le luci delle auto che scorrono sull'autostrada. Atmosfere dark alla Sisters of Mercy per The Sand, alias Umberto Marconi, che fa tutto da solo e ha buone idee. Si intravedono, tra i brani, le presenze dei Bauhaus, col cantato tipico di Peter Murphy in "The great corpse exploitation system", il postpunk joydivisioniano in "Lost gods II", accordi che evocano "The Figurehead" in "Webcam n. 9". E dolcezza morbida e pop con "The cruellest month", che esula dal contesto e mi piace tanto. La voce, versatile e gustosa, a volte sembra forzare un po', e il livello di registrazione non è ottimo, ma il lavoro è convincente e godibile. Soprattutto in pieno inverno. (01-02-2007) |
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Recensione apparsa su GENERAZIONE X Webzine
@ndrea |
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Recensione apparsa su D-SIDE Webzine —- THE SAND / RED RIDING HOOD -—
Concettualmente la 'sabbia' svolge un
ruolo di importanza fondamentale nel progetto di Umberto Mrconi, alias
The Sand: la sabbia come elemento onirico e scrigno di emozioni
profonde, la sabbia interpretata come simbolo di transitorieta', e di
tutto cio' che potrebbe essere definito instabile e perituro. Il
progetto embrionale nato come 'Gruppo senza nome' e' attivo dal 1997 ma
il primo demo ufficiale di 26 minuti uscira'solo nel 1998.
L'estemporanea band si sciolse definitivamente lo stesso anno ma nel
1999 un frammento di essa diede vita all'esperimento che stiamo
esaminando. Sempre funambolicamente in bilico tra dark e rock; The Sand
edifica un sound molto ben personalizzato nell'insieme, con molteplici
sfaccettature appartenente all'ortografia compositiva Sisters of Mercy,
onnipresente in ogni suggestiva iniziativa sul generis .Dopo un buon
'The Memory of dead romances' ecco l'altrettanto oscuro 'Red Riding
Hood', autoproduzione completata nel 2005 ed orientata sempre piu'verso
una piu' nitida prospettiva dark-rock, impronta volutamente impressa da
Umberto nel suo ultimo lavoro. I testi analizzano freddamente molteplici
tematiche di graffiante attualita'quali speculazioni sulla catena
alimentare, polemiche religiose dissertando su tutt'altro che
improbabili e futuristici scenari post bellici. I testi sono cantati in
lingua inglese, sorretti da vocals pregni di contrarieta'ed amarezza ed
innalzati su tracciati percussivi psicotici come in 'The great Corpse
Exploitation System', dove la drum machine si abbandona ad un abbraccio
infinito con un acido guitar noise e sequencer lisergico .Le nove tracce
della title track si articolano tra materia obscure rock e linee
elettroniche ordite su schemi tipicamente 80's ('Webcam n.9')
trapassando il muro dell'insanita'spirituale ('White Mantra') sfiorando
con esiti pregevoli percorrenze vocali alla Ian Curtis (Lost Gods 2') ed
infine introducendosi in un dedalo impenetrabile di oscurita'devastante
citata da songs come 'The cruellest Month' e l'apocalittica 'War
Scenario' che incorpora a se'un tenebroso incedere meccanico
congiuntamente ad una formidabile potenza evocativa. The Sand ha
volutamente evitato brani strumentali o 'intro', introducendo una
dichiarazione d'intenti espressamente coesa ed incorruttibile da miraggi
pseudocommerciali. Tutto si svolge all'ombra dell'eclisse di luna,
ispirandosi alle short stories di Angela Carter ed alla sua raccolta
rielaborata di novelle 'The Bloody Chamber'. Sostanzialmente un bel
disco che tutti gli amanti del genere dovrebbero possedere, difetta solo
di una certa imperfezione del sound nel suo complesso, peraltro
migliorabile mediante strumentazioni piu' modernizzate: dettaglio
ampiamente perdonabile per intercessione di un impegno costante nel
produrre songs mai fini a se stesse ma indirizzate per colpire e far
riflettere. Auspichiamo una repentina ascesa di questo progetto
italiano. Intanto la sabbia continua a scorrere implacabilmente dentro
la clessidra, cos'altro ci riservera'in futuro questo ragazzo? |
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Recensione apparsa su VER SACRUMWebzine The Sand: Red Riding Hood (CD - cd autoprodotto, 2005). The Sand è l’one man band di Umberto Marconi, che torna all’attività dopo quattro anni dal “The Memory of Dead Romance”. Dunque, che dire? Nelle note che accompagnano il promo leggiamo che il lavoro “nasce dal tentativo di fondere il rock più oscuro degli anni settanta con il modo di comporre degli anni ottanta, cercando di mantenere un’atmosfera “dark””. Dopo avere ascoltato più volte in nove pezzi di questo “Red Riding Hood” sinceramente non sono riuscito a trovare traccia di sonorità anni ’70, mentre mi pare che l’opera di Marconi sia totalmente, profondamente, radicalmente immersa negli anni ’80, soprattutto inglesi (non bastano le atmosfere vagamente psichedeliche della title track, o gli accenti folkeggianti di una parte “Night of the Black Moon” a fare seventies...). Vi troviamo le chitarre, le tastiere, il cantato, i bassi, gli arrangiamenti di tutta la produzione “oscura” e wave british, dai Sisters of Mercy ai Joy Division ai Soft Cell, senza tralasciare vibrazioni più pop o “new romantic”. I pezzi miglior sono a mio avviso “White Mantra (molto bella, danzereccia alla Soft Cell, ma da qui a considerarla “un mantra rivisto in chiave europea”...) e “Webcam n.9” dove mi sembra traspaiano addirittura reminescenze dei grandi Bronski Beat. Nel complesso un lavoro non male, ma in cui l’ossessiva ricerca di suoni retrò prevale a scapito dell’energia e della vitalità. Web: http://www.thesand.net. (Manfred) |
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Recensione apparsa su THE D-SIDE Webzine |
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Recensione apparsa su Erba della Strega Webzine |
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Recensione apparsa su Da Lynx - 08/2003 |
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Recensione apparsa su Ver Sacrum - 06/2003 |
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Recensione apparsa su Schoen Dunkel - 06/2003 |
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Recensione apparsa su DNA Music - 06/2003 |
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Recensione apparsa su Sottoterra.it - Comunità Musicale Virtuale - 05/2003 |
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ATTENZIONE: LA MUSICA DI THE SAND PUO' FARVI VENIRE LE CONVULSIONI!!! |
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Recensione pubblicata da
CHAIN DLK - Gray Area Music Magazine - il 27.05.03 |
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Recensione by Yabba, apparsa su Yabba's World - Electro Industrial EBM Internet Magazin - il 24.05.03 |
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Nuova recensione pubblicata in origine su
Twilight-zone webzine
by :Spleen: |
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Qual è l’attuale line-up di The Sand? The Sand: Al momento The Sand è una one-man-band. Ebbene sì, l’unico colpevole per le musiche e i testi sono io! |
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Raccontaci qualcosa del tuo background musicale.. The Sand: Il mio background musicale è sicuramente merito di mio zio, che da piccolo mi faceva ascoltare dai Rolling Stones ai Sisters of Mercy ai Sex Pistols passando per i Depeche Mode. Sicuramente la matrice rock è quella che mi ha più influenzato. Ricordo che la spinta ad avvicinarmi alla chitarra mi fu data (come a tutti quelli della mia generazione) dai primi album dei Metallica. Col tempo, ho cambiato parecchio il mio approccio con le canzoni, cercando di fondere il mio antico gusto per il rock con l'elettronica e la new wave. In questa evoluzione credo sia stato fondamentale l'ascolto di dischi come "Disintegration" dei Cure e "Floodland" dei Sisters of Mercy. |
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Ci sono band attualmente sulla scena musicale che ti piacciono? The Sand: The 69 Eyes, Theatre of Tragedy, Elusive, i grandissimi Tiamat, Rammstein, VNV Nation. |
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Molte delle tue canzoni sono molto introspettive. Vuoi parlarcene un po’? The Sand: C’è una parte autobiografica come una immaginaria in ogni pezzo. Alla fine cerco solo di scrivere di ciò che mi commuove o comunque scuote i miei sentimenti. |
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“The memory of dead romances” ha un tema di fondo? The Sand: “The memory of dead romances” è una frase tratta da “Il ritratto di Dorian Gray”. Simboleggia benissimo i temi principali del demo, cioè il ricordo di qualcosa ormai perso ed il rimorso che si prova quando si è consapevoli di non aver apprezzato abbastanza questo qualcosa prima di perderlo. I personaggi che immagino nelle mie canzoni sono sempre parzialmente colpevoli delle loro sofferenze e per questo c'è una costante malinconia di fondo. |
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Se potessi trasmettere a tutti un messaggio attraverso la tua musica, quale sarebbe? The Sand: “La vita non è meravigliosa ma non è un problema.” |
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C’è una canzone che preferisci sul demo? The Sand: No, mi piacciono tutte, ma ognuna dovrebbe essere ascoltata nel momento giusto: quando sono incazzato, per esempio, ascolto A.M.I.P. o Samurai perchè esprimono tutta la mia rabbia. Piuttosto ci sono pezzi che avrei voluto realizzare meglio, ma non si può continuare a cambiare il pezzo ogni volta che lo ascolti, prima o poi bisogna arrivare ad una forma definitiva. |
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Cosa ne pensi del “Gothic rock”? The Sand: Non penso che il termine Gothic Rock sia mai stato esatto. Ho sempre preferito il nome che gli era stato dato in Italia ed in Germania, Dark rock, perché più realistico: i Joy Division, i Bauhaus parlavano di problemi reali: l’impossibilità di vivere in un ambiente umano, la mancanza d’affetto, l’annullamento dell’essere in nome del denaro… tutto questo non fa parte del Gothic che continua a parlare di relazioni romanticamente impossibili o continua a celebrare miti come i vampiri, tutti temi legati a caste alte e volutamente decadenti. Io cerco di mettere in musica le frustrazioni, l’orrore immenso di vivere, la mancanza di comprensione, le stupide idee che il Cristianesimo tenta di propinarci. In mezzo a tutto questo cerco comunque di trasmettere un barlume di speranza: all'angoscia si può solo reagire, con la propria volontà e un pò di follia. |
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Come band c’è niente nella tua storia che cambieresti? The Sand: Sì, il fatto di esserci sempre sentiti al di sotto delle grandi band. Abbiamo sempre peccato di troppa modestia e di poca convinzione nei nostri pezzi. |