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IL NUOVO ALBUM DI THE SAND
"DEMONS OF NOONTIDE"
NOVEMBRE 2007


 
 




 
  Recensione apparsa su AMBOSS-MAG.DE

THE SAND - DEMONS OF NOONTIDE

TRADUZIONE DAL TEDESCO DI DEBBIE: I THE SAND vengono dall’Italia, sono attivi dal 2001 e ora pubblicano il loro terzo album. La musica è Post Rock/Dark Wave. I primi due pezzi (Demonology, Act) molto freddi, ricordano i vecchi ma buoni Siglo XX. Il sound è molto scuro, con un’atmosfera molto compatta, ed un cantato sofferente che completano una buona immagine. Anche se la base è malinconica il suono rimane molto ruvido. Eccezionale la velocità dell’elettronica “The Roman Catholic Church” che ricorda l’American Gothic dei tardi anni ’80 (vedi Christian Death). “The Pact” è molto più soft e melodica, accompagnata da una voce trasognata e dolce. Nelle strutture dei pezzi si riconosce una preferenza per i Joy Division, e”My Way” potrebbe stare molto bene sulla colonna sonora di “Control”. Si sente proprio la tristezza fuoriuscire dagli altoparlanti. Umberto Marconi, mente di The Sand, entusiasma con la sua voce un po’ spenta, che entra benissimo nel sound complessivo. Anche il songwriting offre molto: “Under the red lamp” affascina con la sua lunga intro e il cantato un po’ assente, “A Quiet night” entusiasma con il suo stile sognante.

In generale, quest’opera è riuscita molto bene ed è molto varia. C’è una rinascita dei vecchi stili di musica (Interpol, Dragons, Editors), inoltre il cantante, con la sua eleganza minimalista, non cerca di copiare un timbro di voce alla Ian o Andrew, e ciò è fantastico. Perfetto anche l’equilibrio tra atmosfera dark e stile elettronico. Senza voler offendere altre bands, “Demons of Noontide” è il miglior album che ho potuto recensire negli ultimi mesi.
(Andreas)



 
 




 
  Recensione apparsa su ROCK IT Webzine

 Red Riding Hood

Autoproduzione (2007)


di
Margherita Di Fiore
 

Aria di neve tra i toni dell'alba, nuvole piene e basse e scure viaggiano lungo un cielo metallo, sapori notturni tra le luci delle auto che scorrono sull'autostrada. Atmosfere dark alla Sisters of Mercy per The Sand, alias Umberto Marconi, che fa tutto da solo e ha buone idee. Si intravedono, tra i brani, le presenze dei Bauhaus, col cantato tipico di Peter Murphy in "The great corpse exploitation system", il postpunk joydivisioniano in "Lost gods II", accordi che evocano "The Figurehead" in "Webcam n. 9". E dolcezza morbida e pop con "The cruellest month", che esula dal contesto e mi piace tanto. La voce, versatile e gustosa, a volte sembra forzare un po', e il livello di registrazione non è ottimo, ma il lavoro è convincente e godibile. Soprattutto in pieno inverno. (01-02-2007)


 
 




 
  Recensione apparsa su GENERAZIONE X Webzine


Questa recensione ha una genesi, infatti finisco per lasciarmi ingannare dalla nota biografica nella quale spesso viene ritenuto che con questo secondo lavoro, The Sand (pseudonimo dietro al quale si cela il volenteroso cantautore riminese Umberto Marconi) abbia ritoccato le atmosfere darkeggianti con nuovi inserti più vicini al rock ... mi aspettavo un soft metal tinto di nero e invece mi sono dovuto ricredere, preso in contropiede da ciò che il disco mi proponeva! "Red riding hood" è infatti un elegante spaccato di malinconica presa che trae specie dalla new wave anni 80 i pilastri sui quali si erge un sound cesellato, elettricamente soffuso e quasi tappato nella sua irruenza ... potrei citare Depeche Mode, i Cure (sopratutto in "The cruellest month"), gli Smiths o gli XTC, i Sisters of Mercy e in parte anche i Clash (specie in alcune interpretazioni vocali); di certo posso anche non uscire dai confini nazionali visto che alcuni pezzi (cantato in inglese a parte) ripescano alcune indicazioni dei primi Lirtifba (quelli di "Luna" per intenderci). I brani scivolano via molto bene (seppure il disco parta nei primi pezzi con un'atmosfera troppo cadenzata e processuale) e da "Lost Gods II" in poi è un piacere di intrecci elettrificati, tastiere industriali, sezioni ritmiche sintetiche e bassi ipnotici ... il tutto istruito e legato dalla presenza vocale buona in alcuni pezzi e un pò sottotono in altri (cantilenante) ma che di certo chiude questo surreale cerchio che con rinnovata freschezza rispolvera una cupa compilation sonora d'altri tempi.

@ndrea


 
 




 
  Recensione apparsa su D-SIDE Webzine

- THE SAND / RED RIDING HOOD -

Concettualmente la 'sabbia' svolge un ruolo di importanza fondamentale nel progetto di Umberto Mrconi, alias The Sand: la sabbia come elemento onirico e scrigno di emozioni profonde, la sabbia interpretata come simbolo di transitorieta', e di tutto cio' che potrebbe essere definito instabile e perituro. Il progetto embrionale nato come 'Gruppo senza nome' e' attivo dal 1997 ma il primo demo ufficiale di 26 minuti uscira'solo nel 1998. L'estemporanea band si sciolse definitivamente lo stesso anno ma nel 1999 un frammento di essa diede vita all'esperimento che stiamo esaminando. Sempre funambolicamente in bilico tra dark e rock; The Sand edifica un sound molto ben personalizzato nell'insieme, con molteplici sfaccettature appartenente all'ortografia compositiva Sisters of Mercy, onnipresente in ogni suggestiva iniziativa sul generis .Dopo un buon 'The Memory of dead romances' ecco l'altrettanto oscuro 'Red Riding Hood', autoproduzione completata nel 2005 ed orientata sempre piu'verso una piu' nitida prospettiva dark-rock, impronta volutamente impressa da Umberto nel suo ultimo lavoro. I testi analizzano freddamente molteplici tematiche di graffiante attualita'quali speculazioni sulla catena alimentare, polemiche religiose dissertando su tutt'altro che improbabili e futuristici scenari post bellici. I testi sono cantati in lingua inglese, sorretti da vocals pregni di contrarieta'ed amarezza ed innalzati su tracciati percussivi psicotici come in 'The great Corpse Exploitation System', dove la drum machine si abbandona ad un abbraccio infinito con un acido guitar noise e sequencer lisergico .Le nove tracce della title track si articolano tra materia obscure rock e linee elettroniche ordite su schemi tipicamente 80's ('Webcam n.9') trapassando il muro dell'insanita'spirituale ('White Mantra') sfiorando con esiti pregevoli percorrenze vocali alla Ian Curtis (Lost Gods 2') ed infine introducendosi in un dedalo impenetrabile di oscurita'devastante citata da songs come 'The cruellest Month' e l'apocalittica 'War Scenario' che incorpora a se'un tenebroso incedere meccanico congiuntamente ad una formidabile potenza evocativa. The Sand ha volutamente evitato brani strumentali o 'intro', introducendo una dichiarazione d'intenti espressamente coesa ed incorruttibile da miraggi pseudocommerciali. Tutto si svolge all'ombra dell'eclisse di luna, ispirandosi alle short stories di Angela Carter ed alla sua raccolta rielaborata di novelle 'The Bloody Chamber'. Sostanzialmente un bel disco che tutti gli amanti del genere dovrebbero possedere, difetta solo di una certa imperfezione del sound nel suo complesso, peraltro migliorabile mediante strumentazioni piu' modernizzate: dettaglio ampiamente perdonabile per intercessione di un impegno costante nel produrre songs mai fini a se stesse ma indirizzate per colpire e far riflettere. Auspichiamo una repentina ascesa di questo progetto italiano. Intanto la sabbia continua a scorrere implacabilmente dentro la clessidra, cos'altro ci riservera'in futuro questo ragazzo?
-|-|-» Liriche al massimo e puro impeto da controllare in modo piu'razionale. Se avesse militato negli anni 80's sarebbe gia' una leggenda.



 
 




 
 

Recensione apparsa su VER SACRUMWebzine

The Sand: Red Riding Hood (CD - cd autoprodotto, 2005). The Sand è l’one man band di Umberto Marconi, che torna all’attività dopo quattro anni dal “The Memory of Dead Romance”. Dunque, che dire? Nelle note che accompagnano il promo leggiamo che il lavoro “nasce dal tentativo di fondere il rock più oscuro degli anni settanta con il modo di comporre degli anni ottanta, cercando di mantenere un’atmosfera “dark””. Dopo avere ascoltato più volte in nove pezzi di questo “Red Riding Hood” sinceramente non sono riuscito a trovare traccia di sonorità anni ’70, mentre mi pare che l’opera di Marconi sia totalmente, profondamente, radicalmente immersa negli anni ’80, soprattutto inglesi (non bastano le atmosfere vagamente psichedeliche della title track, o gli accenti folkeggianti di una parte “Night of the Black Moon” a fare seventies...). Vi troviamo le chitarre, le tastiere, il cantato, i bassi, gli arrangiamenti di tutta la produzione “oscura” e wave british, dai Sisters of Mercy ai Joy Division ai Soft Cell, senza tralasciare vibrazioni più pop o “new romantic”. I pezzi miglior sono a mio avviso “White Mantra (molto bella, danzereccia alla Soft Cell, ma da qui a considerarla “un mantra rivisto in chiave europea”...) e “Webcam n.9” dove mi sembra traspaiano addirittura reminescenze dei grandi Bronski Beat. Nel complesso un lavoro non male, ma in cui l’ossessiva ricerca di suoni retrò prevale a scapito dell’energia e della vitalità. Web: http://www.thesand.net. (Manfred)

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Recensione apparsa su THE D-SIDE Webzine

—- THE SAND / THE MEMORIES OF DEAD ROMANCES -—
Il progetto The Sand ruota musicalmente attorno al simulacro di The Reptile House dei Sisters of Mercy condito da un infarinatura di dark rock anni novanta sotto forma di una one-man band che merita rispetto e apprezzamento.

Personalmente di quest album prediligo il cantato perchè a mio avviso si manifesta con espressività e personalità malgrado ovviamente,dato il genere trattato, difficilmente si possa inventare qualcosa di innovativo,un po’ penalizzanti invece la drum machine a volte troppo monocorde e asettica e qualche linea di tastiera troppo semplicistica.

Dopo un intro che mi riporta alle atmosfere tetre e gotiche de “La casa dalle finestre che ridono” ammicca “Prayers” che sovrappone una voce alla Eldritch a linee melodiche gradevoli ed estese.

In “Space Trip” sonorità dark old-style fanno capolino tra malinconia e sfumature di grigio per aprirsi poi al richiamo di “Endless Time” dove chitarre più ruvide accentuano la componente rock del progetto omaggiando forse inconsapevolmente a realtà premutaramente scomparse dalla scena musicale quali ad esempio i Vendemmian.
Con “Krime 3” (assai riuscita) si torna al goth rock più classico alla Dronning Maud Land che si attenua poi d’ improvviso nella ballata “Monica” forse un po’ troppo forzata nell’ esecuzione vocale.

Il momento centrale dell’ album è invece un po’ più sperimentale e votato a un anticlericalismo punkeggiante e al diniego ma malauguratamente è abbastanza penalizzato dalla qualità di registrazione e di missaggio non eccelse.
La cover di “transmission” omaggia uno dei gruppi fondamentali per i cultori del genere ed è ben eseguita e rispettosa dei dettami di Ian Curtis.
Ci si avvicina all’ epilogo con la matura e convincente “Autumn Waltz” che echeggiando i Diaframma e i New Order di “Ceremony” ci accompagna verso “Jody played guitar” anch’ essa ottimamente eseguita con tinte un po’ diverse dal resto del CD.
-|-|-» Da seguire


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Recensione apparsa su Erba della Strega Webzine

The Sand è un progetto dietro al quale si muove Umberto Marconi, autore di musiche e testi dei brani presenti sul Cd (tranne ovviamente la cover di "Transmission").
"The memory of dead romances" può essere considerato un best of, dato che raccoglie materiale composto in diversi anni.
L'autore è schietto nel presentarsi e chiede altrettanta sincerità nel giudizio. Niente se, niente ma.
Questo è un lavoro che per un terzo mi ha fatto schifo, per un terzo mi ha lasciato indifferente e per un terzo mi è piaciuto molto.
Calcolando che i brani sono 15 per 70 min. di durata, ho in mano un buon mini Cd, composto da "Space trip", "Chances", "a.m.i.p.", "Samurai", "Autumn walz".
Brani che spaziano tra sonorità marcatamente darkwave, electro sparata e soluzioni più ovattate che se registrate e prodotte meglio potrebbero diventare dei piccoli camei dell'underground italiano. Il resto è dimenticabile.
Fossi in voi un ascolto glielo darei, anche perché magari le "cinque buone" sono diverse dalle mie, data l'estrema eterogeneità del lavoro. [Max 13-34]

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Recensione apparsa su Da Lynx - 08/2003

THE SAND "THE MEMORY OF DEAD ROMANCES"

Quest’opera di “The Sand” parte davvero bene.
Dopo la vorticosa scorribanda al piano e tastiere, davvero inquietante (in senso positivo), di “A Joke” parte l’impetuosa “Prayers”, sostenuta da un accattivante ritmo tribale a la Danse Society con un imperiosa interpretazione vocale che tanto mi riaccompagna ai sogni marciti nel tempo dei Joy Division.
Il sound è quindi, ovviamente, molto ‘80ies come tanto nostalgicamente prediligo.
L’entusiasmo però cala alla terza track cantata in italiano (“Bella come non mai”): qui si diventa un po’ banali. Con “Space Trip” il tono si rialza un po’: un brano strumentale davvero apprezzabile se non fosse che, durando forse troppo, finisce col perdere il pathos interessante che lo caratterizzava all’inizio.
Beh! Senza perseverare in un’analisi brano per brano direi che i tratti decisivi di questo discreto cd sono da riportarsi al gusto “classico” del miglior goth di un tempo, rivitalizzato con una buona dose di personalità che riesce a dare un’impronta decisamente apprezzabile alle composizioni, sebbene riecheggino decisamente (ma amabilmente) delle risonanze di Cure e Joy Division (perfino esplicitamente rievocati alla track 12 con la cover di “Trasmission”: << Dance ! Dance ! Dance ! Dance ! Dance to the radio ! >> ): i vecchi giganti della dark music che vengono a rappresentare e costituire la memoria artistica di The Sand.
Merita la simpatia di un “vecchietto” come me che, comunque, è ben cosciente di vivere ormai nel terzo millennio.

S*Tox

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Recensione apparsa su Ver Sacrum - 06/2003

"The Memory of Dead Romances" - THE SAND

The Sand, ovvero lo sfogo artistico di Umberto Marconi, polistrumentista che, dopo aver abbandonato una non remota esperienza di gruppo (con relativa pubblicazione di un "Demo 98"), ha deciso appunto di cimentarsi in solitudine con un proprio progetto.
Ammetto che trovarsi dinanzi ad un CD composto di ben quindici pezzi, e relativi ottanta minuti circa di musica, non può non incuriosire!
Musicalmente ispirato al dark britannico (leggi Sisters Of Mercy) come a certo goth tedesco contemporaneo, "The memory of dead romances" evidenzia una buona capacità di scrittura, anche se i riferimenti rimangono ben chiari.

Più d'un brano va citato, del nutrito gruppo che compone il dischetto:
le linee di basso pronunciate di "Prayers", "Space trip", bello strumentale, le tastiere magniloquenti ammantanti l'epica "Endless time", "Monica", la quale può rimandare, anche per il cantato in lingua madre, agli albori della nuova ondata italica.
Non manca il tributo ai padri riconosciuti, in questo caso si omaggiano i Joy Division con la riproposizione, sufficientemente convinta, di "Transmission".
Chiude la carina e leggera "Jody played guitar".
Altri episodi risultano meno incisivi, ma col maturar dell'esperienza questo gap potrebbe venir agevolmente colmato.
Trattandosi di one-man-band, il suono risulta scarno, ma per il genere proposto questo particolare non costituisce detrimento.
Da rivedere la prestazione vocale, piattina e monocorde, giustificata dall'impegno esecutivo.
Visitate il sito, essenziale per comprendere la filosofia-The Sand.
(Hadrianus)

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Recensione apparsa su Schoen Dunkel - 06/2003

"The Memory of Dead Romances" - THE SAND
In effetti sono molte le influenze più o meno dichiarate che si ritrovano su questo Cd, a volte semplicemente omaggiate, a volte reinterpretate attraverso la contaminazione con altri generi, tra gothic-metal, elettronica, dark-wave.
Cerchiamo quindi di darvene una idea.
In "Prayers" e "Krime 3" si impone decisamente il filone Nephilim-Mercy-Love like Blood-Gothic Sex, con chitarre potenti e bassi molto gothic.
I London A. Midnight e i Type O Negative di "My girlfriend' girlfriend" fanno capolino in "In a dark place" che si trasforma poi in una bella progressione dal tipico sound Curiano.
Non mancano evidenti riferimenti alla wave '80 (i Talk Talk in "Endess time", chitarre gothic metal a parte) anche italiana (Fiumani docet in "Bella come non mai"  e Diaframma deformati in "Monica").
"A.M.I.P." è uno slogan iconoclasta urlato in una furia industrial noise-punkeggiante. Piacevole "Autumn Waltz" una romantica ballad alla Smashing Pumpkins; simpatica  "Giovedì 17" con le sue tristi atmosfere francesi.
Originali gli accenni orientaleggianti di "Samurai", che ti cattura con i suoi colpi di gong in incalzante incedere.
Spectra

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Recensione apparsa su DNA Music - 06/2003

"The Memory of Dead Romances" - THE SAND
“The Sand” non è il nome di un gruppo, ma quello che Umberto Marconi ha voluto dare al suo personalissimo progetto musicale, una metafora azzeccata per uno stile mutevole nella forma ma costante nella sostanza, come appunto “la sabbia”.
Infatti questo “The Memory of Dead Romances”è una raccolta di composizioni piuttosto varie, vi troviamo pezzi strumentali, altri cantati in inglese ed altri ancora in italiano, tutti accomunati da una spiccata tendenza ad atmosfere “dark” e “gotiche”.

Il cd è completamente auto-prodotto e contiene ben 15 brani dove tutto ciò che sentirete è composto suonato e arrangiato dal nostro Marconi, e questo è insieme il pregio ed il difetto di questo lavoro: se da una parte infatti si ha sempre la sensazione che la musica venga da un’ispirazione autentica, quasi da una necessità fisiologica di esternare le proprie emozioni da parte dell’autore, dall’altra chi apprezza anche l’aspetto stilistico e tecnico del suonare uno strumento, difficilmente resterà impressionato da questa raccolta.

Le influenze sono sicuramente quelle di tutto il movimento dark rock e principalmente Sisters of Mercy, Joy Division, dei quali è presente una bella cover di “Transmission”, ma anche il punk e la musica elettronica.

I brani che più ci sono piaciuti sono gli strumentali: “A Joke”, brano d’apertura che con l’uso della scala cromatica ci porta subito in atmosfere cupe ed enigmatiche, che ci accompagneranno fino alla fine, “Space Trip” che esalta la chitarra elettrica con un tapping eseguito con buona tecnica, “In a Dark Place” e “Giovedì 17”.
Tra i pezzi cantati, i migliori a nostro avviso sono “Prayers”, “Endless Time” e “Krime 3”, mentre ci hanno convinto poco “Bella Come Non Mai” e “Monica”.

Quello che possiamo dire è che in questo disco ci sono molte buone idee, ma queste non sono sempre realizzate con arrangiamenti all’altezza della situazione, forse se “The Sand” diventasse un gruppo vero, nel quale Marconi possa avvalersi della collaborazione di bravi strumentisti in grado di dare maggiore spessore alle sue ottime composizioni, ci potremo trovare in futuro di fronte ad un vero fenomeno italiano del dark rock.

Per il momento complimenti per l’enorme lavoro svolto, deve essere stato duro farlo interamente da solo, e per avere una gran dote come compositore rock.
Consiglio a tutti di visitare il sito dal quale è possibile scaricare mp3 e lyrics del cd in questione, niente di meglio per avere un’idea del progetto e magari decidere di ordinare l’intero disco.
Flaviano.

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Recensione apparsa su Sottoterra.it - Comunità Musicale Virtuale - 05/2003

"The Memory of Dead Romances" - THE SAND
Corposo lavoro per "The memory of dead romances" dei The Sand (o per meglio dire di Umberto Marconi, one man band di questo progetto.) Quindici pezzi all'insegna di un dark goticheggiante con forte presenza di tastiere e di elettronica.

Buone trame sonore e suono pulito che lasciano il giusto spazio alla semplicità compositiva, espressa e dichiarata dallo stesso Umberto nella sua esaustiva biografia che accompagna il demo.

Le influenze si sentono e ci stanno tutte: Sister of Mercy su tutte e, a tratti, ci ritrovo anche echi e sprazzi alla Cure.
Le liriche si alternano in inglese e italiano, dimostrando buona versatilità e flessibilità in questo senso che esprimono tematiche gotico-esistenziali.
Fa piacere riscoprire ogni tanto sonorità oramai scarsamente utilizzate e dimenticate che affondano le loro radici in quello che di buono hanno prodotto gli anni '80.

Tra i pezzi che trovo più interesanti segnalerei "Endless time" in cui si affaccia, sullo sfondo sonoro del pezzo, una chitarra distorta ad accompagnare il brano stesso.
"Changes", ottimo lavoro di tastiere e bella la parte in crescendo della chitarra poco prima dei tre minuti.
Affascinante il riff in "Monica" e "Autumn waltz".
Più alternativa "A.M.I.P.", con voce e batteria distorte che per il tema trattato, decisamente anticlericale, suonano come un forte grido contro l'istituzione religiosa.

In genere, quindi, un buon lavoro, sessantanove minuti belli e pieni e anche ben realizzati, e non lo dico per educazione, lo dico perché lo credo davvero!!!
Un lavoro interessante, specie per i cultori del genere.

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ATTENZIONE: LA MUSICA DI THE SAND PUO' FARVI VENIRE LE CONVULSIONI!!!
Se non ci credete leggete la recensione pubblicata sulla webzine Olandese gothcore.nl !


"The Memory of Dead Romances" - THE SAND
Normalmente, io aborro solamente i pipistrelli, ma le persone che formano i The Sand questa volta mi hanno fatto venire le convulsioni.

Il Titolo del CD suggerisce una musica bella , poetica e oscura, ed in una certa misura è così. Il modo in cui a volte i musicisti genuini diventano imitazioni di vecchi eroi è troppo stupido persino per la parola stessa.
Lo strumentale “A joke”, e non è uno scherzo, fa ancora presumere una musica sperimentale, ma con “Prayers” mi è balenato in mente un pensiero :loro hanno bellamente copiato i Joy Division e lo vogliono far sapere al mondo: il canto, il basso, le sottili tastiere, è uno stanco “Unknown Pleasures”.
In “Endless time” hanno ripetuto questo insipido gioco e per un’eccesso di calamità per il gruppo di Manchester , fanno una cover eccessivamente prolungata di Transmission.
Mister, non tentare di copiare Ian Curtis!

Fortunatamente poi la band ...eh...The Sand, qua e la, oltre a qualche idea troppo studiata, fa dimenticare il sacrilegio commesso; Il già citato “A joke”, lo stesso “Space Trip”, “Chances” ed “Autumn waltz” valgono la pena di essere ascoltati.
I pezzi sono allo stesso tempo sobri e ricchi di tensione. Se la band in futuro ricerca in questo genere di pezzi, allora diventerà probabilmente qualcosa.
Con “A.M.I.P.” e “Samurai” The sand guadagna ancora statura, e rimanda nel ritmo alla rapidità dei Prodigy; Le idee sono forse riuscite a metà, ma danno alla band poco più che una sufficienza . 6,7

John Buis
26-05-03

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(ovviamente decliniamo qualsiasi responsabilità se vi dovessero venire le convulsioni)



 
 






 

 

Recensione pubblicata da CHAIN DLK - Gray Area Music Magazine - il 27.05.03

La recensione di oggi.

Categoria: Dark / Gothic / Wave / New Wave / Dark Wave / Industrial Gothic
Artista: THE SAND
Titolo: The Memory Of Dead Romances

Nata come band nel 1994 senza un'identità specifica e senza un nome, The Sand presto si è trasformata in nel progetto personale di Umberto Marconi che ha deciso di esorcizzare i propri demoni con la musica.
Anche se la sua città in Italia è il simbolo dei giorni d’ estate passati sulla spiaggia con i bambini che giocano dappertutto, Rimini non ha impedito il manifestarsi dell’anima oscura di Umberto.

Il CDr “The Memory of Dead Romances” contiene quindici canzoni profondamente influenzate dalla new wave anni 80 ed il primo goth. I riferimenti principali sono The Sisters of Mercy, Joy Division (c’è anche la sua versione di"Transmission") e la prima ondata Wave italiana (Diaframma e Litfiba).
Anche se ascoltando questo demo qualche ingenuità emerge, le intenzioni sembrano essere pure e piene di vera passione. Purtroppo la registrazione e gli arrangiamenti hanno bisogno di un lavoro supplementare per dare alla band un'identità personale, senza essere un’incarnazione dei suoi eroi musicali.
Buone intenzioni ed alcune buone idee sono il giusto inizio e la metà del lavoro è già fatta.
Scaricate qualche mp3 dal suo website...

Recensione di: Maurizio Pustianaz

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Recensione by Yabba, apparsa su Yabba's World - Electro Industrial EBM Internet Magazin - il 24.05.03

"The Memory of Dead Romances" - THE SAND
I “The Sand” dall’Italia presentano le loro canzoni per la prima volta al pubblico con il CD “The Memory of Dead Romances”.

I “The Sand” si descrivono come dark-gothic, e le similitudini con Chants of Maldoror, Rozz Williams ed i Sisters of Mercy sono evidenti. Nonostante questo, i “The Sand” hanno comunque un sound molto personale.
Vale la pena ascoltare questo Cd di debutto, che offre uno sguardo profondo nel lavoro di Umberto Marconi, mente di questo progetto.

Personalmente, i miei brani preferiti su questo Cd sono “A Joke”, “Prayers”, “Autumn Waltz” and “Monica”.
La nuova proposta “dark” del mese per Yabba.
Valutazione 88%


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Nuova recensione pubblicata in origine su Twilight-zone webzine by :Spleen:

"The Memory of Dead Romances" - THE SAND
Umberto Marconi, titolare del progetto italiano The Sand, ha appena realizzato il suo primo CD che comprende una selezione di lavori composti dal '95 ad oggi.
Molte sono le sue influenze musicali che possono,infatti, immediatamente riscontrarsi nei 15 brani che compongono "The Memory Of ...".

Grintose sferzate wave e struggenti melodie sono le principali impostazioni di queste sonorità, piuttosto ben composte e arrangiate, e sorrette da liriche sognanti che ci spingono a ricordare i primi Diaframma nonché i primi Litfiba. Chitarre dirette verso le più classiche forme wave anni '80 ed elegiache tastiere per contemplare i territori più malinconici e lunari di questo genere.
La selezione delle tracce identifica comunque atmosfere piuttosto eterogenee,si incontrano quindi anche richiami Sisters-iani, agli Stooges e come dimostra anche la cover di Transmission ai Joy Division. Forse la registrazione e il missaggio non sono proprio impeccabili, ma senza dubbio valida e coinvolgente si dimostra la musica di The Sand.
"Effetti notte" del Terzo Millennio.
(PSYCHOWAVE DARK)

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Intervista 01/12/2002

 

 

Qual è l’attuale line-up di The Sand?

The Sand: Al momento The Sand è una one-man-band. Ebbene sì, l’unico colpevole per le musiche e i testi sono io!

 
   

Raccontaci qualcosa del tuo background musicale..

The Sand: Il mio background musicale è sicuramente merito di mio zio, che da piccolo mi faceva ascoltare dai Rolling Stones ai Sisters of Mercy ai Sex Pistols passando per i Depeche Mode. Sicuramente la matrice rock è quella che mi ha più influenzato. Ricordo che la spinta ad avvicinarmi alla chitarra mi fu data (come a tutti quelli della mia generazione) dai primi album dei Metallica. Col tempo, ho cambiato parecchio il mio approccio con le canzoni, cercando di fondere il mio antico gusto per il rock con l'elettronica e la new wave. In questa evoluzione credo sia stato fondamentale l'ascolto di dischi come "Disintegration" dei Cure e "Floodland" dei Sisters of Mercy.

 
 

Ci sono band attualmente sulla scena musicale che ti piacciono?

The Sand: The 69 Eyes, Theatre of Tragedy, Elusive, i grandissimi Tiamat, Rammstein, VNV Nation.

 
 

Molte delle tue canzoni sono molto introspettive. Vuoi parlarcene un po’?

The Sand: C’è una parte autobiografica come una immaginaria in ogni pezzo. Alla fine cerco solo di scrivere di ciò che mi commuove o comunque scuote i miei sentimenti.

 
 

“The memory of dead romances” ha un tema di fondo?

The Sand: “The memory of dead romances” è una frase tratta da “Il ritratto di Dorian Gray”. Simboleggia benissimo i temi principali del demo, cioè il ricordo di qualcosa ormai perso ed il rimorso che si prova quando si è consapevoli di non aver apprezzato abbastanza questo qualcosa prima di perderlo. I personaggi che immagino nelle mie canzoni sono sempre parzialmente colpevoli delle loro sofferenze e per questo c'è una costante malinconia di fondo.

 
 

Se potessi trasmettere a tutti un messaggio attraverso la tua musica, quale sarebbe?

The Sand: “La vita non è meravigliosa ma non è un problema.”

 
 

C’è una canzone che preferisci sul demo?

The Sand: No, mi piacciono tutte, ma ognuna dovrebbe essere ascoltata nel momento giusto: quando sono incazzato, per esempio, ascolto A.M.I.P. o Samurai perchè esprimono tutta la mia rabbia. Piuttosto ci sono pezzi che avrei voluto realizzare meglio, ma non si può continuare a cambiare il pezzo ogni volta che lo ascolti, prima o poi bisogna arrivare ad una forma definitiva.

 
 

Cosa ne pensi del “Gothic rock”?

The Sand: Non penso che il termine Gothic Rock sia mai stato esatto. Ho sempre preferito il nome che gli era stato dato in Italia ed in Germania, Dark rock, perché più realistico: i Joy Division, i Bauhaus parlavano di problemi reali: l’impossibilità di vivere in un ambiente umano, la mancanza d’affetto, l’annullamento dell’essere in nome del denaro… tutto questo non fa parte del Gothic che continua a parlare di relazioni romanticamente impossibili o continua a celebrare miti come i vampiri, tutti temi legati a caste alte e volutamente decadenti. Io cerco di mettere in musica le frustrazioni, l’orrore immenso di vivere, la mancanza di comprensione, le stupide idee che il Cristianesimo tenta di propinarci. In mezzo a tutto questo cerco comunque di trasmettere un barlume di speranza: all'angoscia si può solo reagire, con la propria volontà e un pò di follia.

 
 

Come band c’è niente nella tua storia che cambieresti?

The Sand: Sì, il fatto di esserci sempre sentiti al di sotto delle grandi band. Abbiamo sempre peccato di troppa modestia e di poca convinzione nei nostri pezzi.

 


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